Ecco, non so come dirlo: mi trasferisco. In Francia. Tra poco più di un mese.
ahahahahah. No, non scherzo.
Ho un misto di terrore ed euforia che m’invade, ma per il resto sto bene. Certo ho la casa tappezzata dagli scatoloni, ci sono un sacco di cose da sistemare e sì, non ho ancora imparato il francese e ancora non ho un lavoro lì. Vabbè, mica si poteva pretendere tutto e subito. E poi, lo confesso, un po’ di vacanza proprio schifo non mi fa. Mi trasferissi nella steppa siberiana, magari un po’ di noia…Ma a giugno in Costa Azzurra, scommetto che qualche occupazione simpatica la trovo, fosse anche “un 4 di spade in spiaggia”.
Certo adesso sono nella fase in cui mi guardo allo specchio e mi dico “esciiiiiidaquestocorpooooo”. Ma la supererò. Fondamentalmente mi riconosco poco, devo ancora accettare di essere io ad aver fatto questa scelta: so che non ho deciso di “lanciarmi” nella carriera da paracadutista e nemmeno di abbracciare la via dell’ascetismo scalando montagne, ma per me è un bel cambiamento. Diciamo che finchè si tratta di decisioni lavorative, sono piuttosto efficiente in effetti. Ma lì è facile, si tratta di logica non di emozioni. Quando però si tratta di scelte di pancia o di cambiare la mia vita, sono molto meno performante.
In effetti io funziono come la ceretta all’inguine.

Vorrei dirvi che mi manca l’Italia.
Vorrei dirvi che mi mancano il traffico, lo smog, gli autobus che non passano, le file alla posta, i rimborsi che non arrivano, le tasse, i romani che sono sempre incazzati, il clima tropicale tra caldo asfissiante e acquazzoni biblici.
Vorrei dirvi che qui si sta male e che i francesi sono scortesi, snob, maleducati. Ma non posso perchè noi lo siamo molto di più.
Vorrei dirvi che mi manca Berlusconi, il lavoro, i furbetti, le ore a cercare parcheggio, gli italiani, i caselli autostradali, la TV, i graffiti sui muri.
Vorrei, ma non è così.
Vorrei dirvi che è perchè sono in vacanza, ma la verità è che mi mancano solo i miei amici, i miei parenti, Cloud, la pizza e il gelato. E anche i ristoranti e i negozietti cinesi, che qui non ce ne è uno.
Vorrei dirvi che il mio francese è sufficiente, ma non è così neanche questo.
Vorrei dirvi che sono contenta di tornare a casa tra qualche giorno, ma così, proprio non è.
C’è una categoria umana che proprio non sopporto: gli ipocondriaci paradossali.
Sicuramente ne avete incontrato uno nella vostra vita: sono quelli che fumano 2 pacchetti di sigarette al giorno e poi mentre mangi per caso ad un Mc Donald ti dicono che sei un pazzo perchè fa malissimo. Che tu pensi che ti stiano prendendo per il culo e invece no. Sono serissimi.
Ad esempio in questi giorni si è sviluppata una nuova variante che ha paura delle radiazioni giapponesi.
Il soggetto in questione lavora tutto il giorno immerso in reti wi-fi, davanti a un computer, accanto ad una sala CED grossa come 3 campi di calcio, magari di fianco ad una centralina elettrica. E vuoi che non passi diverse ore al giorno parlando al cellulare? Però ha paura delle radiazioni che dovrebbero arrivare dal Giappone.
E quelli che non usano i contenitori di plastica perchè ti viene il cancro. Vivessi in Alto Adige lo capirei. Ma vivi a Roma, dove notoriamente la percentuale di smog e polveri sottili che inali ogni giorno non è proprio come l’areosol. E viaggi pure in scooter. E tu hai paura che il cancro ti venga se metti gli involtini in un contenitore di plastica?!?
O i “vegetariani” che non mangiano la roba con lo strutto e la carne perchè amano gli animali e poi mettono un’aragosta viva a bollire o gli scampi che si contorcono sulla griglia. E quello che ti sei mangiato cos’era, un girasole? E la borsa di pelle da 1000 euro che ti sei comprata con che pelle credi che sia fatta?
E niente, sono finita su questo sito e sono entrata in loop.
Volevo rendervi partecipi.
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Chi mi conosce sa che ho una passione per il Giappone e la cultura nipponica. Osservare questo dramma, anche se da così lontano, sconvolge inevitabilmente tutti, specialmente chi ama questo paese e la sua cultura. Vederlo piagato così nel profondo è semplicemente terribile, ma non prostrarsi al dramma costruisce ancora una speranza che i giapponesi hanno saputo costruire con la loro ordinata tenacia. Perchè il coraggio e la dignità con cui questo popolo affronta l’apocalisse, commuove e si muove ad esempio per tutti.
E tutti possiamo e dobbiamo contribuire a salvare questo paese. Vi segnalo le iniziative di cui sono a conoscenza finora per effettuare donazioni o portare aiuto:
Come sempre, purtroppo, in queste occasioni c’è anche chi approfitta della situazione per quanto drammatica. Attenti al phishing e donate solo quando siete sicuri che si tratti di una fonte affidabile! Seguite anche su twitter l’hashtag #HelpJapan utile per scoprire nuove iniziative in tutto il mondo.
Altra emergenza che si è abbattuta sul territorio nipponico, dopo terremoto e tsunami, è ora quella nucleare. Qui un post per capire meglio di cosa si parla. Poi parlerò in seguito di come la penso in proposito e delle discussioni che si sono scatenate nel nostro e negli altri paesi europei.
Ora l’emergenza è quella giapponese, facciamola nostra.
mmmm….Credo che qualcuna di queste convinzioni ce l’abbia anche io.
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