
Per chi ancora non lo sapesse, stasera, in collaborazione con la Universal Pictures, le Girl Geek Dinners Roma propongono stasera a tutti gli amanti della tecnologia e del cinema un approfondimento sul 3D.
Se siete reduci dalla visione di Avatar o Alice in Wonderland, certamente sapete di cosa stiamo parlando. Questa occasione, consentirà di conoscere meglio le fasi di realizzazione di un film e addentrarsi alla scoperta di questa tecnologia ormai in piena espansione.
Così in occasione dell’uscita mondiale di Dragon Trainer, Universal ospiterà noi GGD Roma e 40 nostri fortunati ospiti per un incontro dedicato al mondo del 3D.
Ecco come si svolgerà l’evento:
Questo doveva essere un altro post. Magari lo scriverò domani, magari non lo scriverò mai. E’ successo, quello che ultimamente accade spesso: apro il blog, mi preparo a scrivere e poi succede qualcosa.
E non importa che sia mezzanotte e io mi metta di impegno.
Una telefonata, il campanello, il cane che abbaia ed io non scrivo più.
Un ripensamento, uno scrupolo, il pensare di perder tempo ed io non scrivo più.
I piatti da lavare, la spesa da fare, la cena da cucinare ed io non scrivo più.
Il lavoro in ufficio, il lavoro a casa, le mail ed io non scrivo più.
Per scrivere ho bisogno di essere sola. E questo in passato accadeva molto più spesso di quanto non mi capiti oggi. Ovviamente la cosa non mi dispiace, ma per scrivere ho bisogno di essere concentrata e non ci riesco se qualcuno mi chiede cosa sto facendo o cosa sto scrivendo. Per scrivere ho bisogno della mia intimità: aveva ragione Virginia Woolf a pretendere una stanza tutta per sè.
E così non scrivo più.
Che c’è?
Prima di tutto mi mancano le passeggiate: lasciarsi trascinare tra le vie e i parchi senza meta, senza obiettivi tranne la scoperta. Avere il tempo di scegliere una panchina preferita, di osservare un fiore o un ramo nuovo, contare i riflessi sulla superficie di un laghetto o i gatti alle finestre. Guardare i palazzi, la gente che passa, un gruppo di anziani che discutono al bar, scovare nuovi negozi o posti che erano lì da una vita, ma tu scopri per la prima volta, semplicemente cambiando marciapiede.
Prima di tutto mi manca essere libera: prendere un impegno, non controllando l’agenda per vedere dove infilarlo. Non dover rimandare mai le uscite con le amiche di mese in mese. Andare dal dentista o dal medico, senza rinviare per 6 mesi o un anno. Anche se soprattutto mi manca non averne, di impegni. Svegliarsi la mattina non con il terrore di quello che c’è da fare con il tempo scandito dall’agenda, ma con la consapevolezza di possedere completamente un giorno della tua vita e il tempo che ne deriva.
Avere il coraggio di diventare chi si vuole essere, non è una cosa semplice.
Certo potrei sopportare la fatica, il lavoro, i sacrifici. Potrei sopportare i fallimenti, le critiche e gli ostacoli. Potrei persino sopportare di farcela. Ma non credo che riuscirei a sopportare una delusione. Non credo che riuscirei a sopportare lo sguardo deluso di un genitore o di un amico. Non credo riuscirei a sopportare di guardarmi allo specchio ogni mattina e sentirmi delusa dalle mie scelte.
D’altra parte rimanere quello che si è, solitamente è la scelta più comoda. Solo che convivere con una persona ormai estranea è totalmente innaturale. Vivere una vita che sembra quella di qualcun altro è un paradosso. Mi sento cambiare ogni giorno. Sto diventando un’altra persona e non ci posso fare nulla. Costringermi a rimanere dove sono è come opporsi ad un fiume con una diga di fogli di carta.
Cambiare, l’ho imparato a mie spese, comporta un sacrificio che non è quantificabile. Nel senso che la perdita ci sarà, ma l’entità non è conosciuta. Potresti perdere gli amici, il lavoro, te stessa o tutto. E il risultato oltretutto non è certo, gli ostacoli all’orizzonte si possono solo immaginare.
Così la maggior parte delle volte rimango immobile per paura di lasciarmi andare e non riuscire a riprendermi. Chissà però per quanto ancora riuscirò ad oppormi. Chissà se sacrificherò quello che sono, per diventare quello che potrei essere.
Non è che a qualcuno avanza un po’ di coraggio?
The important thing is this: To be able at any moment to sacrifice what we are for what we could become.
Charles DuBois
Qualche settimana fa era una di quelle giornate: esci tardi, e tornando a casa, non hai voglia di pensare a niente. Quelle sere in cui esci dall’ufficio priva di forze, in cui anche il più piccolo sforzo mentale ti causa sofferenza e sostenere anche la più banale delle conversazioni ti porterebbe alle lacrime. Sono giornate orrende, in cui diventi ipersensibile, quasi sensitivo.
In una di queste giornate ho incontrato Moham. Me lo sentivo, appena mi sono seduta su uno di quei sedili arancioni in fondo: come un bersaglio in attesa di essere colpito. Ed eccolo, un paio di fermate più in là.
Sale su un tram vuoto e si siede al posto accanto al mio. E’ provato che chi sale su un mezzo pubblico tende a mettersi nel posto più lontano dagli altri. Un po’ come sedersi su una panchina dove è già seduto qualcun altro: ti metti dalla parte opposta alla sua. E’ istintivo, è un estraneo.
Lui no, mi è addosso. A contatto. Mi dice ciao.
E io penso che non ce la posso fare.
La dolce metà è in settimana bianca, come ogni anno.
Una settimana separati, non è poi questo dramma, nonostante ovviamente mi manchi. Sono contenta che ognuno di noi continui a fare le cose che faceva prima di essere una coppia anche se non sempre comprendono l’altro.
L’unica mia preoccupazione riguarda il fatto che vada troppo veloce o si possa fare male. Per cui prima di partire mi faccio promettere che stia attento e non faccia l’idiota.
L’altro giorno ci sentiamo e gli chiedo come va. Candidamente mi dice che ha fatto il trampolino.
Ci sono pure le prove filmate.
Non vedo l’ora che torni.
Così lo posso strozzare in tutta calma.
Sottovaluto sempre l’utilità di un taccuino a vantaggio del minor peso di una borsa. Così come sopravvaluto sempre la mia memoria a discapito delle mie stupide elucubrazioni.
Così succede che i miei post rimangano sul sedile di un tram o su una panchina in un parco, invece di essere qui.
Pazienza. Sono quasi convinta non sia poi una grande perdita.
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