Per tutti quelli che, leggendo questo blog, si sono chiesti com’è il lavoro del consulente.
Per tutti quelli che sono consulenti e quei pochi che ancora li invidiano.
Per tutti quelli che ti dicono che sei fortunato e forse lo sei davvero, ma non ti ci senti tanto.
Per tutti quelli che alle 18:00 di sera non sanno in quale città saranno il giorno dopo.
Scopri che alcune cose sono veramente importanti quando non le hai più:
Quando non puoi dire buongiorno su msn a 20 persone in contemporanea.
Quando non puoi andare a cercare dentro ad un forum la soluzione al tuo problema.
Quando non puoi chiedere un consiglio al tuo collega di Milano, o a quello in trasferta a Parigi o semplicemente dall’altra parte della città .
Quando non puoi controllare a che ora chiude il supermercato sotto casa.
Quando non puoi entrare nel sito della tua azienda.
Insomma in ufficio hanno bloccato internet…E mi manca. Bastardi!
Inaugurare il tag video in questo blog, non poteva che portarmi a parlare di un nuovo progetto al quale sto collaborando: The blister project.
Per chi conosce youtube, non sarà così difficile da comprendere: è un progetto made in Italy, basato sugli User Generated content (UGC), ovvero con contenuti video creati dagli utenti che con grandi critiche ed entusiasmi stanno spopolando nel web 2.0.
La cosa è ancora più interessante perchè comprende una contaminazione tra media, in questo caso web e tv. Infatti i contenuti pubblicati dagli utenti sul web vengono poi trasmessi in TV su AllMusic ogni venerdì alle ore 19. Attendo vostre impressioni nei commenti…
Assolutamente geniale il logo e lo slogan: LIBERA LA SCIMMIA!
Il consulente informatico è considerato il nomade dei consulenti: infatti fissa la sua dimora l� dove il suo portatile trova appoggio, sia essa una scrivania, una sedia, uno sgabello o una scatola di cartone da imballo. Di solito si muove attraverso le sale server e i CED senza schemi precisi, solo seguendo l’emergenza ed i gantt compilati dai project manager. Uniche tappe fisse del consulente sono quelle derivate dai bisogni alimentari che lo portano a vagare per i corridoi alla ricerca di calorie. I momenti di socialit� si associano al cibo, infatti i luoghi dove la specie si raduna sono solitamente il bar, le macchinette e la mensa aziendale.
E’ facilmente individuabile dall’onnipresente portabadge, normalmente di colore diverso rispetto alla specie dipendenti, che gli permette di identificare gli altri componenti della sua specie ed eventuali colleghi di sventura. Ha bisogno di molta luce, purchè sia al neon. Difficilmente si espone alla luce solare, a meno che non sia un fumatore e non ci siano aree attrezzate all’interno della struttura in cui al momento risiede. Normalmente la specie svolge le sue attivit� all’interno di stanze sotterranee dedicate (le stanze dei consulenti), di loculi detti open space o in stanze miste dove di solito si colloca sul tavolo della stampante, poichè tutte le altre scrivanie sono impegnate.
Non sono morta, ma poco ci manca. E, quasi quasi, tifo per il riposo eterno, pur di dormire un paio d’ore. Lunedì torno al mio vecchio lavoro con un dilemma mica da poco.
Eggià , perchè gli stage, quelli che alla fine non prendono nessuno, tanto si sa che è solo sfruttamento…Ebbene, dopo migliaia di stagiste a chi propongono di rimanere? Bravi. Entusiasti della mia performance di stagista hanno già pronto un bel posticino per me per affidarmi due sezioni del giornale. Così mi dice la caporedattrice.
Per un ‘eterna indecisa come me è una condanna a morte: stipendio fisso o lavoro che mi piace? Part time con meno soldi o rinuncia?
Certo che un week end di relax, era troppo, eh?
Da oggi sono ufficialmente una stagista (in incognito).
Non lo ero da un bel po’…All’incirca 6 anni. In realtà all’epoca ero una stagista anomala…Ora invece no. Sarò una vera stagista! Non avrò una postazione, un telefono e una scrivania. Farò fotocopie, telefonate interminabili e burocratiche, lavori noiosi e, potenzialmente, distribuirò caffè. Da oggi ho perso anche la mia identità : invece che presentarmi con il mio nome vengo abitualmente identificata come “La nuova stagista” (sottotitolo: usa e getta). Ovviamente, nemmeno a dirlo, non vengo pagata. Nemmeno rimborso spese o buoni pasto. Fico eh? Una stagista DOC.
Come si fa a non essere felici di ciò? Scommetto che i miei sarebbero tanto orgogliosi…
Da un sito di annunci di lavoro:
Siamo alla ricerca di una collaboratrice per attività redazione. Non è prevista retribuzione. Si richiede intraprendenza e voglia di imparare. L’obiettivo è iniziare una collaborazione che potrà nel futuro portare ad allargare le attività dello stagista che potrà inserirsi come collaboratore su progetti dove sarà prevista una retribuzione.
Che cosa vuoi fare da grande? Lo stagista! Se mi dice proprio, proprio culo, magari mi rimborsano pure le spese. Stipendio? Posto fisso? Ferie pagate? Roba vecchia, in Italia siamo avanti.
Noi non paghiamo i giovani, in modo che non possano costruirsi una famiglia, fare carriera per merito, comprare una casa, diventare consumatori, indipendenti economicamente e socialmente, crescere. Gli proponiamo una vita di stenti e una pensione da fame, perchè la fame tanto l’hanno fatta tutta la vita.
Complimenti, questo sì che è progresso.
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