Della serata GGD trascorsa, bene o male ne parleranno altri.
Io posso raccontarvi solo dei preparativi a dir poco burrascosi, dell’ansia dell’ultima settimana pre-evento, delle riunioni e delle mail di un team che cercava disperatamente di arrivare al 3 aprile. Ce l’abbiamo fatta e anche se fosse stato un disastro per me sarebbe già stato un gran risultato.
C’è stato un momento, alla vigilia della cena in cui mi sono promessa “mai più″, e un altro appena dopo in cui “quando facciamo la prossima?”.
Invece sembra sia andata abbastanza bene. Per me è stata una bellissima serata accompagnata da vecchi e nuovi amici, così come dovrebbero essere gli eventi di questo tipo. Il thermos fallico rimarrà nella memoria degli eventi social, così come la fiesta color magenta consegnata con i bigliettini da lotteria di paese. A me rimarrà la dedica di Luisa Carrada su una copia del suo libro, la t-shirt dei simpatici ragazzi di Zuzù e la voglia di continuare.
Ci sono troppe persone che voglio conoscere, altre che voglio rivedere. Ci sono ancora tante altre Girl Geek Dinner da organizzare.
L’altro giorno leggevo questo post di Blimunda e pensavo che ho sempre ammirato chi ha una bella calligrafia. E’ vero ormai non si usa più molto scrivere a mano, e quindi l’importanza di questo talento è ormai sottovalutata, ma ogni volta che vedo qualcuno scrivere con una grafia piacevole non posso fare altro che complimentarmi. E poi mi piace guardare le lettere, tonde o affussolate che siano, corsivo o stampatello, di certe grafie mi innamoro. Una volta ricordo che ho conservato persino una lista della spesa trovata in un carrello perché mi piaceva la calligrafia con cui era scritta.
Il motivo della mia adorazione è semplice: per me è una cosa difficilissima quella che altri fanno con naturalezza. Io nemmeno impegnandomi riesco a scrivere con una grafia comprensibile. Per esempio: compro quintali di taccuini, moleskine, agende (non scherzo, ne ho un cesto pieno), ma poi mi rifiuto di scriverci sopra per non rovinarli. Un disastro.
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Non mi ha stupito vedere che l’argomento dell’ultimo post di Giulia riguardava esattamente quello di cui volevo scrivere io. La vittoria di Arisa a Sanremo è un’anomalia sotto molti punti di vista, specialmente per quello che ci hanno sempre insegnato: la ragazza dolce e goffa, timida, con gli occhiali non sale sul palcoscenico, nè tanto meno vince un premio. E poi il nome…Rosalba Pippa, tenero se sei normale, ma socialmente pesante, inconcepibile nel mondo dello spettacolo, praticamente un autogol.
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La prossima volta, voglio il posto prenotato. =P
Per dire, sono stata al romecamp, ma non sul bus…
La qui presente, alla vista delle foto delle elementari che la ritraggono in veste di fata turchina su facebook, pensava che difficilmente si sarebbe vergognata tanto. Insomma cosa ci può essere peggio di un cono di cartone con tulle in testa, cercando di emulare la Lollobrigida?!?
Si sbagliava.
Perchè poco dopo sarebbero state postate le foto della prima Girl Geek Dinner di Roma (sì, ce l’abbiamo fatta, è andato tutto bene e io già non vedo l’ora di fare la prossima!) e si sa che il qui presente soggetto non eccelle in fotogenia. A quel punto era convinta che nascondersi sotto una piastrella del bagno per i prossimi 50 anni sarebbe bastato.
Si sbagliava.
Perchè nel frattempo hanno pubblicato su YouTube anche la sua intervista sulle donne geek, sempre rilasciata nella stessa serata, in cui evidentemente la sua dignità ed il suo cervello si sono manifestati come i grandi assenti della serata.
E a questo punto, davvero non so dove nascondermi….
Giusto il tempo di segnalare il nuovo magazine dei blogger: Blogtime. A cura di Tittyna.
E un nuovo post su Sorelle D’Italia.
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