E’ curioso come a volte le cose sbagliate mi sembrano quelle giuste e viceversa.
Probabilmente il mio cervello va al contrario, perché mi capita spesso che per me la scelta sbagliata sia quella di cui ho bisogno. Così come quella giusta, puntualmente da me perseguita con ligia razionalità, di solito mi distrugge.
Il mio istinto è difficile da seguire viste le strade bizzarre su cui passeggia, quindi solitamente di fronte ad un bivio seguo la ragione.
Però alla fine mi sento come quando, dopo aver comprato un elegante tubino nero da sfruttare in ogni occasione, si ripensa ossessivamente a quel vestito rosso di seta, eccessivamente scollato e costoso che forse, sarebbe rimasto appeso nell’armadio, ma che ogni mattina avrebbe strappato un sorriso di soddisfazione.
Ecco, io in questo momento ho il tubino nero, ma vorrei indossare il vestito rosso. Avrei voluto avere il coraggio di fare la scelta sbagliata.
Nella vita bisogna essere determinati.
E’ una cosa che può sembrare scontata, ma che ho riscoperto solo di recente. Ricordo che quando avevo 3 anni era semplice: se volevo una cosa ero sicura di ottenerla. Sapevo che non sarebbe bastato fare i capricci, ma avrei dovuto lavorare per averla. I miei genitori sono sempre stati chiari in questo: la vita non ti regala niente.
Tuttavia ero assolutamente certa di me e del risultato. E alla fine così era, ottenevo la mia piccola conquista.
Inseguire un obiettivo di solito è molto faticoso, la vita ce lo insegna presto. Quello che cambia è che crescendo si perde fiducia: nel destino, in sè stessi, negli altri. Sembra tutto molto più difficile e i sogni più irraggiungibili.
Per me gli inizi sono piuttosto problematici. Mi sento circondata di possibilità infinite, propositi nuovi, interessi di ogni tipo, nuove filosofie da abbracciare, nuove amicizie da coltivare, nuove sfide professionali, nuovi esami, mi viene persino voglia di iscrivermi in palestra! Sono in piena “Sindrome Gennaio”, come ogni inizio anno che si rispetti.
E’ che devi maturare la delusione da 31 dicembre per almeno un decennio, prima di capire che tutto quello che ti sembra così fantastico nel primo mese dell’anno è destinato a divenire molto meno entusiasmante ogni giorno che passa verso dicembre.
Ma tu continui a prenderti in giro, imperterrita, dicendoti che questo sarà l’anno buono. Convincendoti che l’abbonamento annuale in palestra è una buona idea e, sotto sotto, sapendo che stai facendo una cazzata, pure grossa. Come il sedere che avrai a fine anno e il buco nel tuo conto in banca, tartassato da un inutile prelievo mensile. Tu e lo sport non siete mai andate d’accordo, perché dovreste cominciare quest’anno?!?
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Toh, guarda chi si vede. Il blog.
Inizio quest’anno con una nuova abitudine ed un nuovo proposito per questo 2010: non trascurare più questo spazio, me stessa e il mio bisogno di scrivere. Un post al giorno, qui nell’etere, ed una scatola da riempire nel mondo reale.
Queste pagine sono state abbandonate troppo a lungo. Un tempo erano un quotidiano piacere, una finestra tutta mia, verso un mondo più ampio possibile, anche se solo virtuale come quello della blogosfera.
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L’altro giorno leggevo questo post di Blimunda e pensavo che ho sempre ammirato chi ha una bella calligrafia. E’ vero ormai non si usa più molto scrivere a mano, e quindi l’importanza di questo talento è ormai sottovalutata, ma ogni volta che vedo qualcuno scrivere con una grafia piacevole non posso fare altro che complimentarmi. E poi mi piace guardare le lettere, tonde o affussolate che siano, corsivo o stampatello, di certe grafie mi innamoro. Una volta ricordo che ho conservato persino una lista della spesa trovata in un carrello perché mi piaceva la calligrafia con cui era scritta.
Il motivo della mia adorazione è semplice: per me è una cosa difficilissima quella che altri fanno con naturalezza. Io nemmeno impegnandomi riesco a scrivere con una grafia comprensibile. Per esempio: compro quintali di taccuini, moleskine, agende (non scherzo, ne ho un cesto pieno), ma poi mi rifiuto di scriverci sopra per non rovinarli. Un disastro.
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Qualche volta mi piacerebbe essere più nomale.
Una di quelle persone che si sveglia la mattina e non si fa tante domande. Non pensa, va avanti per inerzia sul binario che le hanno messo davanti. Ed è felice. Perchè se non pensi, le preoccupazioni difficilmente arrivano, figuriamoci se te le crei…
Una di quelle persone che la notte riesce a dormire con sonno pesante fino alla mattina, senza rimanere sveglia per lo sviluppo di un pensiero e delle altre diecimila possibilità.
Una di quelle persone che non sogna, e per questo non conosce ambizione, non si sente sempre all’inseguimento di qualcosa, non si sente sempre incompleta, alla ricerca di quello di cui si sente priva.
Qualche volta invidio chi riesce a vivere con la leggerezza di chi non dà importanza ai propri affetti, ai proprio colleghi, al proprio lavoro. Invidio il loro egoismo, talmente radicato da non preoccuparsi di altro se non di sè stessi.
Quasi sempre penso che sarebbe più facile essere stupida o se non altro meno intelligente e, come dice qualcuno, curarmi esclusivamente dei capelli, dei soldi, dei vestiti o delle prossime vacanze.
Spesso penso a quando una persona mi disse che la cosa peggiore che mi era capitata era di non aver mai sbagliato, di non aver mai fatto qualche grande cazzata, perchè così avrei imparato a non avere paura degli sbagli, imparato a rialzarmi e a non costringermi ad analizzare ogni passo per vedere se è quello giusto. Perchè è terribilmente faticoso essere infallibili, ed è una dipendenza: più si va avanti più è difficile farne a meno. E’ orrendamente vero.
Qualche volta mi piacerebbe lasciarmi andare senza paura di crollare completamente, lasciare andare qualche pezzetto di me, senza paura di sfasciare il tutto.
Più spesso mi piacerebbe ascoltare il mio cuore, perchè le rarissime volte che l’ho fatto a discapito della ragione mi ha regalato le cose più preziose della mia vita. Tuttavia la mia natura non mi permette ancora di farlo la maggior parte delle volte.
Ogni tanto penso che se non fossi quello che sono, molte cose nella mia vita sarebbero diverse. Poi però penso, non sarebbero necessariamente migliori.
Oggi parlavo con un’amica della possibilità per lei di andare a vivere da sola con il suo compagno.
Improvvisamente in lei ho rivisto me qualche tempo fa. Me lo ricordo bene: in preda a crisi isteriche per una decisione così complicata e difficile, con il terrore di dover affrontare una convivenza, la responsabilità di un affitto, di una casa, di una vita completamente indipendente. L’incertezza nell’affrontare la reazione dei genitori al distacco, ma soprattutto temere la nostra nel dover lasciare il mondo che abbiamo sempre conosciuto.
E allora arrivano le scuse, si trovano milioni di motivi validi per non compiere nessun passo, gli alibi più assurdi e la convinzione che bisogna aspettare. La mia amica, mi diceva che prima o poi tanto sarebbe successo, era solo questione di tempo. E aveva assolutamente ragione.
Adesso i ruoli si sono invertiti.
La paura arriva anche dopo, insieme alle difficoltà e alla stanchezza che per fortuna si mescola con l’entusiasmo.
E poi dopo qualche mese, quando gli scatoloni si esauriscono e sembra di potercela fare, succede.
Si è felici.
In bocca al lupo amica mia.
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