Non sono morta, ma poco ci manca. E, quasi quasi, tifo per il riposo eterno, pur di dormire un paio d’ore. Lunedì torno al mio vecchio lavoro con un dilemma mica da poco.
Eggià , perchè gli stage, quelli che alla fine non prendono nessuno, tanto si sa che è solo sfruttamento…Ebbene, dopo migliaia di stagiste a chi propongono di rimanere? Bravi. Entusiasti della mia performance di stagista hanno già pronto un bel posticino per me per affidarmi due sezioni del giornale. Così mi dice la caporedattrice.
Per un ‘eterna indecisa come me è una condanna a morte: stipendio fisso o lavoro che mi piace? Part time con meno soldi o rinuncia?
Certo che un week end di relax, era troppo, eh?
Da oggi sono ufficialmente una stagista (in incognito).
Non lo ero da un bel po’…All’incirca 6 anni. In realtà all’epoca ero una stagista anomala…Ora invece no. Sarò una vera stagista! Non avrò una postazione, un telefono e una scrivania. Farò fotocopie, telefonate interminabili e burocratiche, lavori noiosi e, potenzialmente, distribuirò caffè. Da oggi ho perso anche la mia identità : invece che presentarmi con il mio nome vengo abitualmente identificata come “La nuova stagista” (sottotitolo: usa e getta). Ovviamente, nemmeno a dirlo, non vengo pagata. Nemmeno rimborso spese o buoni pasto. Fico eh? Una stagista DOC.
Come si fa a non essere felici di ciò? Scommetto che i miei sarebbero tanto orgogliosi…
Il mio risveglio, ormai da un mese, è giallo limone, con un angolino di azzurro in alto a destra e una piccola invasione di campo in verde scuro. Il sole c’è, ma si mostra nel rispetto del mio sonno, discreto. Gli odori sono nuovi, ma familiari. Un abbraccio stropicciato di prima mattina, il tempo di un annusata sul collo e del sentire il mio odore che si mescola al suo. Lavanda dagli armadi, legno, odore di libri nuovi dal comodino e ancora un po’ dell’inquilino precedente che esce ogni tanto da qualche anta. All’inizio quasi fastidioso, ora solo inaspettato.
I rumori, ecco a quello mi ci devo ancora abituare: il respiro del cane dietro la porta e il muso che bussa prima discreto, poi insistente per la passeggiata della mattina. Nell’ordine: cancello e cassonetto che sbattono, reazione a catena innescata dal primo condomino che esce di casa. Il portiere che spazza il vialetto, gli alberi che si agitano con il vento e frusciano sulle mie finestre.
Parquet tiepido, sotto le piante dei miei piedi abituate a 25 anni di marmo gelato. Buongiorno Casa. Lingua calda su mano e caviglia, se ci scappa anche dietro al ginocchio. Buongiorno Cloud. Un bacio caldo di sonno e uno post-dentifricio che sa di menta. Buongiorno amore. Finalmente il caffelatte, i cereali e un neurone che si muove timidamente. Buongiorno Chiara.
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