Qualche settimana fa era una di quelle giornate: esci tardi, e tornando a casa, non hai voglia di pensare a niente. Quelle sere in cui esci dall’ufficio priva di forze, in cui anche il più piccolo sforzo mentale ti causa sofferenza e sostenere anche la più banale delle conversazioni ti porterebbe alle lacrime. Sono giornate orrende, in cui diventi ipersensibile, quasi sensitivo.
In una di queste giornate ho incontrato Moham. Me lo sentivo, appena mi sono seduta su uno di quei sedili arancioni in fondo: come un bersaglio in attesa di essere colpito. Ed eccolo, un paio di fermate più in là.
Sale su un tram vuoto e si siede al posto accanto al mio. E’ provato che chi sale su un mezzo pubblico tende a mettersi nel posto più lontano dagli altri. Un po’ come sedersi su una panchina dove è già seduto qualcun altro: ti metti dalla parte opposta alla sua. E’ istintivo, è un estraneo.
Lui no, mi è addosso. A contatto. Mi dice ciao.
E io penso che non ce la posso fare.
Nella vita bisogna essere determinati.
E’ una cosa che può sembrare scontata, ma che ho riscoperto solo di recente. Ricordo che quando avevo 3 anni era semplice: se volevo una cosa ero sicura di ottenerla. Sapevo che non sarebbe bastato fare i capricci, ma avrei dovuto lavorare per averla. I miei genitori sono sempre stati chiari in questo: la vita non ti regala niente.
Tuttavia ero assolutamente certa di me e del risultato. E alla fine così era, ottenevo la mia piccola conquista.
Inseguire un obiettivo di solito è molto faticoso, la vita ce lo insegna presto. Quello che cambia è che crescendo si perde fiducia: nel destino, in sè stessi, negli altri. Sembra tutto molto più difficile e i sogni più irraggiungibili.
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